Ci sono storie che si possono raccontare attraverso una serie di date. E poi ci sono storie in cui le date servono soltanto a ricordare quanto è lungo il cammino percorso.
Quella della Maverick Boxing Gym è una di queste.
Per capire cosa rappresenta oggi questa palestra bisogna tornare indietro nel tempo, fino al gennaio del 1989. È in quell’anno che la Maverick apre le sue porte, iniziando un percorso che, attraverso più di trent’anni di cambiamenti, esperienze e discipline diverse, l’avrebbe portata a diventare la realtà che conosciamo oggi.
All’inizio il cuore della palestra è il Viet Vo Dao, l’arte marziale vietnamita che ancora oggi rappresenta una delle sue anime principali. Accanto al Viet Vo Dao vengono proposte attività dedicate alla preparazione fisica, come il Body Building e la ginnastica a corpo libero. Fin dall’inizio, quindi, l’idea non è semplicemente quella di allenarsi, ma di costruire attraverso l’allenamento qualcosa di più completo: corpo, tecnica e disciplina.
Poi arriva il 1991, e la palestra comincia ad allargare i propri orizzonti. Entrano gli sport da combattimento: Kick Boxing, Thai Boxe, Savate e Pugilato. Il mondo degli sport da ring entra così a far parte della storia della Maverick e, insieme al Viet Vo Dao, diventa progressivamente una componente fondamentale della sua identità.
Ma quegli anni sono anche anni di curiosità e sperimentazione. Nel 1993 arrivano il Wing Tsun e Capoeira. Sono discipline molto diverse tra loro, con tecniche, culture e modi di intendere il combattimento completamente differenti. Eppure trovano spazio nella stessa palestra.
È forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della storia della Maverick: non è mai stata una realtà immobile.
Nel corso degli anni la palestra ha cambiato direzione diverse volte, ha accolto discipline nuove e ha permesso ai propri allievi di confrontarsi con esperienze differenti. Nel 2001, dopo un’importante ristrutturazione, arriva però una prima scelta destinata a lasciare un segno nel percorso successivo: concentrare nuovamente l’attività sui due grandi pilastri rappresentati dal Viet Vo Dao e dagli sport da ring.
Ma anche questa volta il percorso non è ancora definitivo.
Tra il 2006 e il 2008 arriva il Krav Maga. Dal 2009 al 2012 viene introdotto il Brazilian Jiu Jitsu, mentre nel 2010 torna il Pugilato. Successivamente, tra il 2012 e il 2016, l’esperienza del Brazilian Jiu Jitsu si incontra con quella delle MMA. E nel 2017 e 2018 arriva persino una parentesi dedicata all’Aikido.
A guardarla oggi, questa lunga successione potrebbe sembrare quasi una collezione di discipline. In realtà racconta qualcosa di diverso: racconta una palestra che nel tempo ha cercato, provato, cambiato e imparato.
Ogni disciplina ha lasciato qualcosa.
Ogni esperienza ha aggiunto un tassello.
E probabilmente è proprio attraversando tutte queste esperienze che è diventato più chiaro quali fossero le radici alle quali tornare.
Dal 2019, infatti, la Maverick sceglie di concentrarsi nuovamente sulle sue due anime principali: Viet Vo Dao e sport da ring. Non come un ritorno al passato, ma come il risultato di tutto quello che era successo nel frattempo. Dopo aver esplorato strade diverse, la palestra torna a puntare sulle discipline che più di tutte rappresentano la sua storia e il suo modo di vivere l’allenamento.
E dentro questa storia c’è naturalmente anche quella del Maestro Roberto Ravarro.
Il suo percorso nelle arti marziali era iniziato già nel 1985, prima ancora della nascita della Maverick. Negli anni successivi la sua esperienza nel Viet Vo Dao cresce fino al raggiungimento del 6° Dang nel 2017, del 7° Dang Võ Cổ Truyền nel 2021 e dell’8° Dang nel 2022. Parallelamente sviluppa una lunga attività nell’insegnamento degli sport da combattimento, tra cui Thai Boxing, Savate, Kick Boxing e Street Fighting.
Ma il suo percorso non si è limitato all’insegnamento in palestra. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi nell’ambito arbitrale e tecnico, ha formato insegnanti e arbitri e ha partecipato a stage e competizioni internazionali in diversi Paesi. La sua attività si è sviluppata quindi su più livelli: praticante, insegnante, formatore e tecnico.
Ed è difficile separare la storia del Maestro dalla storia della Maverick.
Perché una palestra, alla fine, non è soltanto il luogo in cui ci sono un ring, dei sacchi, dei tatami o degli attrezzi. Sono le persone a darle un’identità. Sono gli insegnanti che trasmettono ciò che hanno imparato, gli allievi che arrivano per la prima volta, quelli che rimangono per anni, quelli che poi diventano a loro volta insegnanti.
Sono le generazioni che si incontrano nello stesso spazio.
Sono gli allenamenti fatti quando fuori piove, le serate in cui si è stanchi ma si decide comunque di andare, le prime tecniche imparate, gli errori, le gare, gli esami, gli stage e tutte quelle piccole esperienze che magari sul momento sembrano insignificanti, ma che dopo anni diventano parte di una storia.
Ed è forse questo il modo migliore per guardare alla Maverick oggi.
Non semplicemente come a una palestra nata nel 1989, ma come a una realtà che ha attraversato epoche diverse dello sport e delle arti marziali, cambiando insieme alle persone che l’hanno vissuta senza perdere completamente il filo delle proprie origini.
Sono passati più di trent’anni da quel gennaio del 1989.
Molte discipline sono entrate e poi uscite dalla palestra. Sono cambiate le generazioni, sono cambiati gli allievi e sono cambiate le esperienze.
Ma il filo conduttore è rimasto.
La voglia di allenarsi, di imparare e di migliorarsi.
Ed è proprio da qui che continua la storia della Maverick Boxing Gym.
Perché una storia iniziata nel 1989 può avere già un passato importante alle spalle, ma se c’è ancora qualcuno che apre la porta della palestra per allenarsi, imparare una nuova tecnica o semplicemente mettersi alla prova, allora quella storia non è ancora finita.
Sta semplicemente continuando.
